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Sintesi.

     
Nella  seconda met degli anni Settanta si riaccesero le tensioni  nei
rapporti tra le due superpotenze, in seguito al determinarsi di  nuovi
equilibri   internazionali  in  alcune  delle  aree  strategiche   del
pianeta.   Il   pi  grave  colpo  alla  distensione   venne   inferto
dall'invasione  sovietica  dell'Afghanistan,  cui  fece  seguito   una
ripresa  della  corsa agli armamenti. Il presidente  americano  Ronald
Reagan  cerc  di  ripristinare il primato politico e  militare  degli
Stati  Uniti, intensificando gli impegni politici e militari in  varie
parti del mondo e progettando la realizzazione di un complesso sistema
difensivo, definito "scudo spaziale".   (Paragrafo 1).
La  necessit  di  risanare un'economia disastrata e il  desiderio  di
trasformare  in  senso  democratico il sistema  politico  spinsero  il
leader  sovietico  Gorbacv ad operare una  drastica  riduzione  delle
spese  militari  e a promuovere nuove iniziative per  la  distensione.
Nella  medesima  direzione,  alla prese con  un  pesantissimo  deficit
pubblico, si mossero gli Stati Uniti, prima con Ronald Reagan,  eletto
per  la seconda volta alla Casa Bianca, e poi con George Bush. Vennero
quindi  riprese le trattative sul disarmo, che portarono ad importanti
accordi per la riduzione degli armamenti convenzionali e nucleari.
Il crollo dei regimi comunisti dell'Europa orientale e la dissoluzione
dell'Unione Sovietica hanno posto termine alla contrapposizione tra le
due  superpotenze, ma non hanno liberato l'umanit dalla  paura  della
proliferazione degli ordigni nucleari: americani e russi ne possiedono
oggi  quantit  capaci di distruggere pi di un pianeta,  problematico
appare  il controllo degli arsenali dell'ex URSS, molti stati sono  in
grado di costruire armi nucleari, non esiste un impegno unanime tra le
potenze  nucleari  per  la  totale messa al bando  degli  esperimenti.
(Paragrafo 2).
Negli  Stati  Uniti il presidente Carter, eletto nel  1976,  riusc  a
bloccare  il  deprezzamento  del  dollaro,  ma  non  arrest   n   la
disoccupazione n l'inflazione; in politica estera promosse  la  firma
della  pace separata tra Egitto e Israele, ma manifest incertezza  in
Africa,  in  America latina e in Iran. Nel 1980 venne  sconfitto  alle
elezioni  presidenziali dal candidato repubblicano Ronald  Reagan.  Il
nuovo  presidente  attu  un  programma di  stampo  neoconservatore  e
liberistico, che favor la ripresa dell'attivit produttiva, ma  caus
anche un aumento della disoccupazione e un aggravamento della bilancia
commerciale e del deficit pubblico. In politica estera, dopo una prima
fase  contrassegnata  da  numerose iniziative economiche  e  militari,
mostr   concreta  disponibilit  alla  distensione.  Sotto   il   suo
successore, il repubblicano George Bush, gli Stati Uniti guidarono  la
forza  multinazionale  che  intervenne per ripristinare  l'ordine  nel
golfo Persico dopo l'invasione irachena del Kuwait. Contemporaneamente
vennero  sottoscritti  importanti trattati per  la  limitazione  degli
armamenti. Meno efficaci furono gli interventi di Bush per risolvere i
problemi del disavanzo pubblico, della crescita della disoccupazione e
della  povert, per cui, nonostante i successi conseguiti in  politica
estera,  alle  elezioni del 1992 venne battuto  dal  democratico  Bill
Clinton.   Questi  avvi  un  programma  sul  modello  del  new   deal
rooseveltiano,  allo scopo di favorire contemporaneamente  la  ripresa
economica  e  l'attenuazione del disagio sociale. In  politica  estera
prosegu  sulla  strada della distensione, ma dovette  affrontare  una
realt  politica internazionale resa pi problematica dal  crollo  del
comunismo e da numerose questioni locali.  (Paragrafo 3).
In  Unione  Sovietica,  Michail  Gorbacv,  diventato  segretario  del
partito  comunista  nel  1985, avvi una  vasta  ristrutturazione  del
sistema  economico  e  politico, che favor  la  liberalizzazione  del
mercato interno e la democratizzazione del paese, ma che innesc anche
un    rapido   processo   di   disgregazione   dell'intero    apparato
istituzionale;   determinante  fu  lo  scoppio  delle   rivendicazioni
autonomistiche  e  secessioniste delle varie  nazionalit.  A  ci  si
aggiunsero  i  contrasti con i riformisti radicali, guidati  da  Boris
Eltsin,  eletto  presidente  della  repubblica  russa  nel  1991.  Nel
dicembre di quello stesso anno venne decretata la

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fine   dell'URSS,  cui  segu  l'allontanamento  di  Gorbacv   e   la
proclamazione della comunit di stati indipendenti (CSI) da  parte  di
undici  delle  repubbliche ex sovietiche. Iniziarono  quindi  violenti
contrasti  tra  le nuove realt politiche cos formatesi  e  conflitti
interetnici   all'interno   di  molte   di   esse.   Nelle   relazioni
internazionali l'eredit dell'Unione Sovietica  stata raccolta  dalla
Russia,  travagliata da una grave instabilit politica  e  da  pesanti
difficolt economiche.  (Paragrafo 4).
La  crisi  dell'URSS  acceler le trasformazioni  in  atto  nei  paesi
dell'Europa  orientale. In Polonia l'opposizione al regime  comunista,
ampiamente diffusa e sostenuta dalla Chiesa cattolica, fu guidata  dal
sindacato  Solidarnosc. Un continuo e pressante stato di agitazione  e
la nuova politica adottata dall'URSS di Gorbacv portarono all'avvento
della  democrazia. Nel 1990 venne eletto capo dello stato il fondatore
di  Solidarnosc Lech Walesa. La successiva crisi politica ha  favorito
il ritorno sulla scena politica di esponenti ex comunisti.
Anche  in  Ungheria il processo di democratizzazione venne  accelerato
dalla  contemporanee trasformazioni in atto in Unione  Sovietica.  Nel
1989  venne  proclamata  la repubblica d'Ungheria  ed  indette  libere
elezioni.
In Cecoslovacchia l'opposizione al regime comunista era rimasta attiva
anche  dopo  la  repressione  della "primavera  di  Praga",  ad  opera
soprattutto degli intellettuali. Alla fine degli anni Ottanta si  fece
sempre pi intensa la protesta popolare; nel 1990 venne proclamata  la
repubblica  federata ceca e slovacca, a capo della quale venne  eletto
uno   dei   principali  esponenti  del  dissenso   anticomunista,   il
drammaturgo   Vaclav  Havel.  Nel  1992  si  formarono  due   distinte
repubbliche.
In  Bulgaria  la  transizione  alla  democrazia  parlamentare  avvenne
pacificamente in seguito al dilagare della protesta popolare; i  primi
mutamenti  si  verificarono  nel 1989, seguiti  dalle  prime  elezioni
libere nel 1990.
La  dura  repressione  del  dissenso  ordinata  dal  dittatore  rumeno
Ceausescu scaten sanguinosi scontri tra polizia politica da una parte
ed  esercito e popolo dall'altra. Alla fine del 1989 questi ebbero  la
meglio,  Ceausescu  e la moglie vennero giustiziati  e  il  potere  fu
assunto  dal  comunista riformista Ion Iliescu. I  contrasti  politici
per non cessarono.
L'apertura delle frontiere ceche, ungheresi e polacche favor  l'esodo
di  decine di migliaia di persone dalla Germania orientale; la  visita
di  Gorbacv a Berlino aliment il dissenso nei confronti  del  regime
comunista  guidato da Erich Honecker, che nel 1989 venne  costretto  a
dimettersi.  Nel novembre dello stesso anno, i nuovi dirigenti,  sotto
la   spinta   della  pressione  popolare,  ripristinarono  la   libera
circolazione  tra le due Germanie: cadeva il simbolo  pi  odioso  del
comunismo,  il muro di Berlino. Seguirono la formazione  di  un  nuovo
governo eletto con libere elezioni e la riunificazione con la Germania
occidentale.  (Paragrafo 5).
In  Francia  l'ascesa  delle  sinistre  port  alla  presidenza  della
repubblica nel 1981 il socialista Franois Mitterrand, che  vi  rimase
per  due  mandati consecutivi, affiancato da governi  quasi  sempre  a
guida  socialista.  Alle elezioni legislative del 1993  la  destra  ha
conquistato maggioranza e governo e, a quelle presidenziali del  1995,
la presidenza della repubblica con Jacques Chirac.
Sotto la guida del cristiano-sociale Helmut Kohl, a capo di un governo
composto da liberali e CDU, la Germania ha conosciuto un lungo periodo
di  stabilit politica a partire dai primi anni Ottanta. L'evento  pi
rilevante    stata  la riunificazione con la Germania  orientale  nel
1990.   Il  raggiungimento  di  un'effettiva  integrazione      stato
ostacolato  dall'arretratezza delle condizioni  economiche  e  sociali
dell'ex repubblica democratica.
In  Inghilterra, alla fine degli anni Settanta andarono  al  potere  i
conservatori  con Margaret Thatcher, che adott una politica  di  tipo
neoliberista e rest alla guida del paese fino al 1990, quando dovette
cedere la leadership del governo e del partito a John Major. Questi ha
attuato una politica meno radicale, ma ha dovuto affrontare i problemi
derivanti   dalla  difficile  situazione  economica  e  dalla   esigua
maggioranza parlamentare.  (Paragrafo 6).
In  Iugoslavia la presidenza collegiale che avrebbe dovuto guidare  il
paese  dopo  la morte di Tito, avvenuta nel 1980, non fu in  grado  di
controllare il riemergere dei contrasti tra le varie etnie, accentuati
da una gravissima crisi economica. La rivolta autonomista del Kosovo e
le aspirazioni separatiste di Slovenia e Croazia sono state ostacolate
dalla Serbia; l'occupazione della Croazia nel 1991 da parte

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dell'esercito federale, in gran parte composto di serbi, ha  scatenato
una    sanguinosa   guerra   civile.   Nel   1992   la   proclamazione
dell'indipendenza   della  Bosnia-Erzegovina,   dopo   un   referendum
disertato  dalla  popolazione serba, ha originato  lo  scoppio  di  un
sanguinoso  conflitto  tra i diversi gruppi  etnici  bosniaci,  serbi,
musulmani  e croati. Dopo quattro anni di guerra, che hanno  provocato
250.000  morti, 3 milioni di profughi e distruzione di  intere  citt,
nel  novembre  del 1995  stato raggiunto un accordo tra i  presidenti
bosniaco, serbo e croato.
In  Albania  il processo di democratizzazione inizi nel 1989,  ma  fu
ostacolato  da  una gravissima crisi economica e da  una  elevatissima
tensione  politica  e sociale, che ha spinto migliaia  di  albanesi  a
cercare rifugio all'estero, specialmente in Italia. (Paragrafo 7).
In  Cina, a partire dalla fine degli anni Settanta, inizi un processo
di  liberalizzazione dell'economia, con apertura verso  l'estero,  cui
per  non  si  accompagn una democratizzazione del sistema  politico,
richiesta  soprattutto dal mondo della cultura. Le  manifestazioni  di
protesta  indette  dagli  studenti dell'universit  di  Pechino  nella
primavera del 1989 vennero duramente represse.
In   Giappone   lo  spettacolare  sviluppo  economico   ebbe   pesanti
conseguenze  sociali: danni all'ambiente, elevato  costo  della  vita,
emarginazione delle categorie pi deboli. Contemporaneamente la  lunga
permanenza  al potere del partito liberaldemocratico fu contrassegnata
dall'autoritarismo  e dalla corruzione. Tutto ci  provoc  una  grave
crisi  dell'intero sistema politico che, dopo quasi quaranta  anni  di
egemonia  liberaldemocratica, nel 1993 port al potere una  coalizione
riformista. (Paragrafo 8).
